Vacca d’un cane


Vacca d'un cane. Francesco Guccini.

A cura di Enzo Cioni

VACCA D’UN CANE di Francesco Guccini – Feltrinelli 1993

Questo libro racconta l’infanzia e l’adolescenza di Francesco,   nato nel 1940, dopo il trasferimento della sua famiglia dalla montagna di Pàvana a Modena, negli anni dal 1946 al 1960.

Descrive la città nel periodo dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale -gli anni della miseria e della ricostruzione -seguendo il metodo di un cantastorie. Non c’è una trama, ma l’autobiografia è suddivisa in capitoli, per temi.

Guccini narra in maniera minuziosa e priva di retorica piccole storie quotidiane di personaggi un po’ stralunati o lunatici del suo quartiere, narra con l’ottica di un bambino e poi di un adolescente che vive nella “piccola città, bastardo posto”: la scuola, il gruppo di amici, i primi approcci con le ragazze, i primi contatti col mondo della musica che permetteranno poi la sua successiva affermazione come cantautore.

Sul piano stilistico il libro è interessantissimo perché fa dei ricordi una materia linguistica viva. Guccini ricrea un mondo fatto di dialetti, lingue, gerghi giovanili, un “pastiche” che a qualcuno ha ricordato Gadda e Meneghello, ma che si colloca deliberatamente su un piano più basso rispetto a quelli, con i modi espressivi della lingua parlata, con tutto il disordine di questa, con divertite incursioni nel dialetto, nella lingua standard o nel gergo più ammiccante, con forzature espressive  che talvolta stravolgono addirittura l’ortografia e la sintassi dell’italiano. È un tentativo consapevole e liberatorio di riproduzione mimetica dell’oralità.

Per un lettore dell’area modeneseo emiliana, la lettura di questo libro è fortemente coinvolgente perché vi si ritrovano comuni radici culturali e linguistiche. Guccini sa rievocare con divertimento e nostalgia il passato di una comunità, sa esprimere una forte partecipazione al materiale narrato.

Per chi non comprende pienamente il dialetto o il gergo modenese, Guccini ha posto in appendice del libro un piccolo dizionario che illustra, in modo talora spassoso, le parole più astruse.