Luigi Pirandello


Enzo Cioni aprile 2021

A cura di Enzo Cioni.
Scheda di lettura di tre racconti di Luigi Pirandello:
Il treno ha fischiato; la carriola; colloquii coi personaggi.

1) Il treno ha fischiato
Questa novella si incentra sul contrasto tra la vita interiore e la vita inautentica e ripetitiva. Belluca, il protagonista, è un povero diavolo che è sempre stato dedito al lavoro, un umile impiegato, caricato di lavoro dal capo-ufficio. Lui è sempre stato sottomesso come un mulo frustato e costretto a tirare il carretto. Ma una sera si verifica una sua ribellione al capo e allora tutti pensano che sia impazzito e viene portato in manicomio. Infatti quel giorno era arrivato al lavoro in ritardo, poi aveva avuto una espressione strana, ilare nel viso: “viso allargato come se gli si fosse scoperto, spalancato d’improvviso lo spettacolo della vita”. Non aveva prodotto niente per tutto il giorno e quando alla sera il capo lo aveva rimproverato lui aveva risposto: “Il treno ha fischiato! “ poi aveva parlato di paesi lontani, di spettacoli della natura, di mari e balene…
Tutti lo avevano considerato impazzito, ma il narratore ci informa che la vita ordinaria di Belluca era molto triste e squallida. Una sera pur essendo stanchissimo, sentendo in lontananza il fischio di un treno passare, aveva fatto vagare la fantasia su mete lontane e aveva riscoperto di colpo la vita autentica.
La visione del mondo di Pirandello, infatti, è basata su una concezione vitalistica: All’origine di tutto c’è la vita originaria, un perpetuo e incessante movimento vitale, un flusso continuo, incandescente, indistinto, come lo scorrere di un magma del vulcano.
Ma la nostra vita, ben presto si stacca da questo flusso e assume una forma distinta e individuale: si irrigidisce, si solidifica e comincia a morire. Così per Belluca la vita era diventata una gabbia asfissiante fra casa e lavoro, una non-vita. Ebbene quella sera, il fischio del treno era stato per lui un richiamo a quella vita profonda che per tanto tempo aveva dimenticato. Si era “ubriacato” di vita.

2) La carriola
Come la precedente, anche questa novella del 1917 presenta la teoria delle forme, delle maschere: tutto ciò che che si stacca dal flusso vitale e assume una forma distinta e individuale, si solidifica, comincia a morire. La personalità che ci diamo e che gli altri ci danno, sono delle forme, delle maschere illusorie, delle costruzioni fittizie che ci costringono ad una vita inautentica ed alienata.
Da ciò nasce il bisogno di fuga, per ritrovare un po’ di sincerità e di libertà. È il tema caro a Pirandello della “follia”: la pazzia è ribellione alle norme sulle quali si fonda il senso comune della società.
Il protagonista di questa novella in un lungo monologo racconta di aver fatto esperienza dell’abisso delle forme inautentiche del vivere ma, consapevole della propria condizione famigliare, professionale e sociale, sa di non poter fare nulla per cambiarla. Escogita quindi una forma controllata di evasione dalla prigione del vivere: il gioco della carriola con la cagnetta, una follia programmata, ma anche un gioco di ragazzi, il ritorno al mondo dell’infanzia, l’unico che conserva traccia e memoria di uno stato di fluidità della vita istintiva, originaria, aperta a tutte le possibilità dell’essere.

3) Colloquii coi personaggi
Questa novella scritta nel 1915, l’anno dell’entrata dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale, è articolata in due parti: la prima, oltre a temi, propri della famiglia di Pirandello di tradizione risorgimentale, legati alla guerra, contiene già alcuni elementi di invenzione che saranno poi ripresi pochi anni dopo da Pirandello nel dramma teatrale “Sei personaggi in cerca d’autore”.
La seconda parte invece ha la forma di una apparizione interiore :
è tutta dedicata all’incontro dell’io narrante con la madre.
Questa è morta qualche mese prima ed ora ricompare al figlio per dirgli quello che non ha potuto per la lontananza, prima di staccarsi dalla vita.” Guarda le cose anche con gli occhi di quelli che non le vedono più! Ne avrai un rammarico, figlio, che te le renderà più sacre e più belle”.
Il figlio le dice che per lui la madre resterà sempre viva nel cuore “ma io piango per altro, Mamma! Io piango perché tu, Mamma, tu non puoi più dare a me una realtà! È caduto a me, alla mia realtà, un sostegno, un conforto… io ora non sono più vivo e non sarò vivo per te mai più! Perchè tu non puoi più pensarmi com’io ti penso… quelli che si credono vivi credono anche di piangere i loro morti e piangono invece una loro morte, una loro realtà che non è più nel sentimento di quelli che se ne sono andati…
io, figlio lo fui e non lo sono più, non sarò più… ”.